La riscoperta del bosco, costruirsi una casa di legno eco-sostenibile

legname, casa di legno, Sostasio
Cultura 03 Luglio 2012

di Cesare Coppari

SOSTASIO DI PRATO CARNICO (Udine). Ne hanno dato notizia giornali come Il Corriere della Sera e televisioni come LA7. Il suo stesso artefice vi ha scritto un libro, Come ho costruito la mia casa di legno, uscito lo scorso settembre per i tipi dell’aretina Compagnia delle Foreste. Stiamo parlando di SaDiLegno (www.sadilengo.it), il progetto imprenditoriale nato cinque anni fa dall’intraprendenza di un ingegnere meccanico di origine marchigiana, Samuele Giacometti. Folgorato dai boschi della Val Pesarina, dove era giunto per lavoro da Bologna, decise di attingervi il legname per costruire la casa in cui oggi vive insieme alla moglie Sarah e ai figli Diego, Diana e Pablo. Ottenuta dalla trasformazione di 43 piante dei vicini boschi denominati Vallon di Ponente e Fassa, la Casa di Legno Eco-Sostenibile di Sostasio ha saputo creare lavoro per più di 30 addetti di imprese locali e un indotto di oltre 80mila euro. Un reale esempio di sostenibilità economica e sociale che si aggiunge a quella ambientale, già certificata da soggetti terzi ed indipendenti. Ultimo in ordine di tempo il Pefc Internazionale, che ha eletto il metodo SaDiLegno a modello nell’ambito di Rio 20, la conferenza che la scorsa settimana ha riunito a Rio De Janeiro tutti i Paesi del mondo per discutere dei progressi compiuti in sostenibilità e sviluppo. Un clamore accolto però freddamente dagli enti pubblici e privati preposti alla salvaguardia e all’utilizzo delle risorse ambientali ed umane della nostre valli alpine. Non così per gli abitanti della Val Pesarina, che iniziano a riconoscere in SaDiLegno un metodo coerente con quanto appreso dai loro predecessori. È in questo senso che acquista valore l’impresa di Sabrina Straulino e Stefano Bearzi, che abbiamo incontrato proprio a Sostasio di Prato Carnico, a pochi passi dalla casa di Samuele Giacometti.

Sabrina e Stefano, perché avete deciso di utilizzare il legname locale per costruire una casa di legno in Val Pesarina?

“Per la verità si tratta di un progetto ancora lontano dalla sua piena definizione. È certo però che, intanto, abbiamo deciso di tagliare il legname, visto che si tratta d’un processo che abbisogna di tempo per la lavorazione e stagionatura in catasta. Così come è certo che in questa scelta ha influito l’esempio di Samuele Giacometti, che ci ha offerto lo spunto di utilizzare il legno dei boschi della nostra Val Pesarina e, con esso, il tesoro di conoscenze tramandatoci dai nostri avi sul periodo del taglio e sulle successive lavorazioni”.

Che cosa ha significato per voi, figli di questa vallata, un’esperienza come quella di Giacometti, che da queste parti si è trasferito da 7 anni?

“Ha significato riportare alla luce un certo modo di usare il legno, materia prima da sempre utilizzata in Val Pesarina. Forse ci voleva proprio qualcuno venuto dall’esterno per permetterci di scoprire, spesso inaspettatamente, di sapere di legno, cioè di essere in possesso di un vero e proprio tesoro e per comprendere che tale tesoro non è affatto superato né, tantomeno, perduto per sempre”.

Come racconta nel suo libro, l’ingegner Giacometti decise di costruire una casa con il legno dei boschi locali solo dopo aver visto e frequentato la casa di legno di Sabrina costruita dal padre, Luigi Straulino. Ora voi, nel progettare una nuova casa, seguite la scelta di Samuele. Perché?

“Perché la casa in cui Sabrina ancora vive fu costruita dal padre utilizzando legname lamellare proveniente dall’Austria. Nel pensarne una nuova, abbiamo voluto attingere dalla risorse boschive locali, in pieno accordo con il metodo SaDiLegno, che ci incuriosiva anche per il procedimento costruttivo”.

Procedimento che avete seguito sin dall’inizio della vostra avventura, ossia da un bosco della Val Pesarina…

“… e avvalendoci del dottore forestale al quale si era già rivolto Samuele, l’amico e compaesano Verio Solari. Con lui, il 18 ottobre scorso, abbiamo effettuato la scelta delle piante da tagliare nei boschi pesarini. Taglio effettuato alla fine del mese successivo, in fase di luna calante, con un boscaiolo della vallata e con l’immancabile Straulino. Poi, in marzo, siamo tornati nel bosco per la sramatura delle piante rimaste per tutto l’inverno con i rami attaccati per facilitare la fuoriuscita dei liquidi. I tronchi così ottenuti, sono infine stati trasportati a Sostasio nelle vicinanze del luogo in cui verrà costruita la nostra casa, affinché li potessimo sezionare con calma. Scelta, taglio, 'riposo invernale', sramatura, sezionatura delle piante, scortecciatura e segagione dei tronchi: l’esatto procedimento venutoci dai nostri avi per il tramite di Samuele”.

La scelta di utilizzare il legno di piante dei boschi locali è derivata anche dalla tipologia di struttura architettonica della futura casa?

“C’è stato un calcolo di massima, rispetto al quale abbiamo deciso di abbondare, e non soltanto per il carattere non per così dire provvisorio del nostro progetto. Non dovendo ricorrere ad una segheria per la segagione dei tronchi, per noi sarebbe risultato economicamente conveniente tagliare le piante scelte e che ogni bosco domanda all’uomo di abbattere per continuare a crescere e a svilupparsi. Ma l’aspetto fondamentale è derivato dalla possibilità di attingere alle risorse boschive locali. Andando ad acquistare altrove il legname da opera già pronto, infatti, non avremmo avuto la certezza dell’esatto momento del taglio della pianta, fase decisiva per giudicare della bontà delle caratteristiche del legno”.

A proposito della quantità del legno, vedo della legna da ardere accatastata alle pareti perimetrali della casa di Sabrina. Tutto il legno da voi tagliato verrà trasformato in materiale da costruzione per la casa e in biomassa?

“Se il taglio del bosco è un procedimento programmato, lo è anche l’utilizzo del legno. Anzi: quanto più ho calcolato l’utilizzo che farò del legno, tanto più il taglio del bosco risulterà accorto. In tal senso, come si usa dire dalle nostre parti, il legno è come il maiale: non se ne butta via niente. Persino la segatura viene utilizzata come lettiera nelle stalle superstiti della Val Pesarina. Ma questo calcolo va fatto sulla base delle conoscenze della domanda di legno pregiato, e perciò della sua destinazione. E avrà maggiore successo se questi destinatari sono in possesso dei saperi necessari a valorizzare pienamente la pianta che sto tagliando o il tronco che sto sezionando. Come i fratelli Alessandro e Michele Leita, anche loro di Prato Carnico, dove conducono un laboratorio di restauro di antichi e pregiati strumenti musicali di legno. Alessandro è venuto a vedere i nostri tronchi con l’intenzione di acquistarne perché conosceva, come a detto lui stesso lui stesso, il momento del taglio della pianta e la sua esatta provenienza”.

I Fratelli Leita sono tra le realtà imprenditoriali che Samuele Giacometti ha prima rintracciato e poi messo in reciproco contatto con la Rete Sa Di Legno, nel tentativo di legare ciò che il bosco può offrire alla domanda di legno locale da parte di quanti posseggono i saperi indispensabili ad apprezzarne il senso. Perché le istituzioni preposte alle tutela e all’utilizzo delle risorse boschive non fanno lo stesso?

“È difficile parlare di risorse boschive. Basta, a dimostrarlo, l’enorme frammentazione del territorio, e perciò dei boschi, in possesso di un numero considerevole di privati e ormai quasi totalmente privi di strade capaci di condurvi. Le istituzioni dovrebbero iniziare ad investire su questo fronte e magari, come avviene nella vicina Austria, obbligare i possessori dei lotti boschivi a seguire quanto si è fatto in proposito da queste parti per secoli: dalla manutenzione delle vie d’accesso ai boschi alla cura di questi sino alla vendita delle piante da tagliare. Magari utilizzando come incentivi le risorse economiche provenienti dai governi nazionali ed europei. Solo cosi la proprietà privata può divenire accessibile anche alla società, facendosi inestimabile risorsa collettiva. Ma ciò richiederebbe tempi e sforzi che le attuali istituzioni non paiono saper o voler praticare”.

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