Caos ad Albano. La polizia scorta Priebke e i neonazisti

Priebke, Albano, Fosse Ardeatine
Attualità 15 Ottobre 2013

Quello che si immaginava è puntualmente accaduto e l'Italia dimostra ancora una volta di essere sempre impreparata di fronte a questi fatti. A meno che non si pensi alla volontà di chi dovrebbe avere in mano l'ordine pubblico di scatenare scontri e violenze come quelle che si sono verificate ad Albano Laziale. Il feretro del "Boia delle Fosse Ardeatine", Erick Priebke, accolto con calci e pugni e al grido di assassino, un prete lefebvriano aggredito, gli agenti a separare manifestanti e militanti di estrema destra e la cerimonia sospesa. Accade che il prefetto di Roma, Pecoraro, dà il via libera alle esequie nella cittadina laziale (sarà un caso che fosse il luogo meno indicato perché Albano è stata decorata per la resistenza) in una chiesa lefebvriana. Poco prima dell'arrivo del feretro, si va formando una piccola folla di persone pronte a protestare contro questa decisione. Quando compare la lunga teoria di mezzi della polizia di scorta al carro funebre, iniziano le grida e gli slogan che raggiungono il culmine al passaggio dell'auto col corpo dell'ex capitanod elle SS. Calci, sputi e pugni contro la vettura.

Viene spontaneo chiedersi: ma quanto ci voleva a capire che i funerali di un uomo come Priebke non possono essere pubblici? Non si può far attraversare al feretro due ali di folla e, soprattutto, non si possono sprecare pubblici denari per garantire la scorta a tale personaggio (soprattutto da morto) e al codazzo di neofascisti e neonazisti che lo accompagnava. Il corpo di Priebke andava cremato, le ceneri fatte uscire dall'ospedale di notte e quindi disperse. Gli statunitensi insegnano: il corpo di Osama Bin Laden lo hanno gettato nell'oceano.

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