A 60 anni da Marcinelle, il fotografo italiano Marinelli racconta la tragedia

Marcinelle, Belgio, minatori
Cultura 27 Settembre 2016

Giovanni Marinelli racconta una storia iniziata nel secondo dopoguerra, una storia di immigrazione, di lavoro, di sotterranei che sembrano avvicinarsi al centro della terra, di carbone che sporca le mani e soprattutto i polmoni. L’artista ritrova reperti sia all'interno della miniera sia all'esterno, nel paese che sembra aggrappato alla piccola collina di Marcinelle. Esce dal cancello che segna il confine tra un dentro e un fuori, tra il lavoro e il riposo. Ripercorre l’architettura urbana delle zone limitrofe alla miniera per poi rientrare, varcare nuovamente la soglia d’ingresso e trovarsi di fronte a un dinosauro meccanico, da capire, interrogare come fosse un testimone utile per un’indagine contemporanea.

Marinelli restituisce un sentimento, un’eredità che rimane attaccata alle mura delle abitazioni fatte di mattoni neri, un colore forse troppo simile al carbone per dimenticare un Novecento faticoso, forse costruttivo. Isola alcuni simboli, alcuni segni, spezza una narrazione che a sessant'anni di distanza deve essere ricostruita, ripensata, studiata con la giusta distanza storica. L'operazione di Marinelli non si esaurisce nella semplice evocazione o nel semplice ricordo fine a se stesso, ma diventa uno studio comparato fra il presente e un recente passato. Un percorso complesso che inizia nel 1946 in seguito al protocollo italo-belga che prevedeva uno scambio tra carbone e manodopera. Un percorso che ha alle spalle le macerie del secondo conflitto mondiale, la necessità del Belgio di avere uomini per le proprie miniere e dell’Italia di importare materie prime ad un costo accessibile per una ricostruzione imminente.

L'alternarsi di diversi usi del colore testimonia una stratificazione del pensiero, un approccio alla materia che inevitabilmente deve cambiare al mutare del racconto che non è solo emotivo, ma lucido nella volontà di fare chiarezza, di confrontarsi con una contingenza politica quotidiana spesso superficiale, mancante di una profondità storica capace di riflettere su dinamiche universali e inevitabili. L’esposizione sarà accompagnata da un catalogo edito da Greta Edizioni.

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