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“Amarsi” una sera alla Sperelliana e imparare a farlo ogni giorno

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“Ci sei tu per me? È questa la domanda dell’amore”. La relazione richiede cura, quella che siamo ormai disabituati ad avere anche nei confronti di noi stessi.

Chi si aspettava una sorta di verdoniano “Manuale d’amore”, potrebbe essere rimasto deluso. O forse no, dato che Silvia Fanucci e Cathy Fiorucci hanno anche annunciato un’altra edizione del laboratorio “Amarsi”, attraverso il quale aiuteranno le coppie partecipanti fornendo loro tecniche e strumenti per imparare a sfruttare il vento, anche quello contro, per navigare al meglio nella relazione.

Imparare la relazione sana è importante per tutti. Proprio tutti.

Ieri sera, infatti, la psicologa e psicoterapeuta Silvia Fanucci e la musicista e musicoterapeuta Cathy Fiorucci, non hanno fornito ai numerosi presenti presso la sala ex refettorio della Biblioteca Sperelliana alcun vademecum, nessun elenco stile reel di instagram tipo “le 10 cose che ti garantiranno un amore felice e duraturo”. La serata, fra arte e divulgazione, ha avuto però come filo conduttore un concetto che potrebbe sembrare semplice ma cela dietro di sé un sacco di insidie: è necessario rintracciare e avere cura delle connessioni che ci legano alle persone care.

Sembra facile, vero? Non lo è. Lo dimostrano i “compiti per casa” che Fanucci ha dettato a fine serata: “Vi chiedo di pensare alla persona a cui volete più bene e con la quale siete più in intimità. Pensate alla relazione per voi più significativa e immaginate di completare queste frasi: ‘mi sento al sicuro e sto bene con te quando…’ e ‘grazie, perché…’.”
Visto, che non è facile? Quanti di noi lo fanno abitualmente? Quanti di noi riescono ad arginare stanchezza, timidezza, vulnerabilità, pigrizia, vergogna e ad aprirsi all’altro in questo modo?
Tuttavia, “rispondere a queste domande è innaffiare la connessione con l’altro”, spiega la psicoterapeuta.

Le illustrazioni di Giulia Nardi.
Cathy Fiorucci ha condotto un gioco per far sperimentare le potenzialità della musica ai partecipanti.

Ci sono molti modi per farlo e l’arte è clemente, ci fornisce mezzi potenti. Ne sono stati l’esempio gli artisti che hanno collaborato alla serata: Giulia Nardi con le sue illustrazioni tenere e delicate, Claudia Fofi con la lettura ad alta voce di un racconto e poi Lorenzo Cannelli al pianoforte e Sara Marini col suo canto.
La musica, in questo senso, ha tanto potenziale: “copre l’indicibile, prova a rievocare la sensazione d’amore, pur essendo questa soggettiva”, spiega Cathy Fiorucci. “Quando due persone fanno un’attività musicale insieme, anche solo l’ascolto di un brano – prosegue – si attiva nel cervello di entrambe la stessa parte deputata all’empatia e alla comprensione dell’altro”.

Qualcuno, se dovesse scegliere, potrebbe puntare le proprie fiches sul fatto che ormai la relazione autentica e duratura non interessi più a nessuno, in un tempo che pare mettercela tutta per scoraggiarci, ma la platea di presenti è stata rassicurante.
Tante le coppie di neogenitori, per esempio, che hanno ben chiaro quanto sia necessario correre ai ripari, proprio in questo momento, per non smettere di vedersi, di vedere la relazione e non solo la coppia genitoriale. Tante anche le coppie di lunga data, che nel tempo si sono trasformate, che oggi non tengono più duro solo perché ormai il contratto è firmato e pare brutto disattenderlo ma hanno voglia di aver cura del rapporto.

“Le coppie mediamente arrivano in terapia con 7 anni di ritardo”, racconta Silvia Fanucci. Per un motivo e per un altro, procrastiniamo. Eppure, la relazione ci salva la vita, anche letterlamente: “l’isolamento affettivo è un fattore di rischio per infarti e ictus”.

“Quando è stata l’ultima volta in cui vi siete guardati negli occhi davvero? E abbracciati senza motivo?”, chiede Silvia Fanucci.
Effettivamente, mi risultava che il modo degli psicologi di dare risposte fosse quello di fare le domande giuste e di fronte a queste è difficile rimanere comodi sulla sedia.

“Love”, Alexandr Milov

Sul telo del proiettore, a un certo punto, compare l’opera d’arte “Love” di Alexandr Milov, grande protagonista dell’edizione del Burning Man Festival del 2015. Due adulti si danno le spalle ma il bambino dentro ognuno di loro, il sé autentico, in realtà sta cercando l’altro.
“Prima di buttare all’aria tutto, ricordiamoci che spesso nel nostro agire, anche quando maldestro, ci stiamo solo cercando. Non smettiamo mai di ricercare la connessione”, conclude Fanucci.

Non sarà facile per nessuno, probabilmente, fare quei compiti per casa. Non è mai facile sedersi insieme e mettere le carte sul tavolo, interrogarsi, dirsi e ascoltare l’altro. Così come non è facile soffiare via la polvere sedimentata nel tempo e stabilire ogni giorno nuove connessioni.
Non è facile, ma è necessario.

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