Il documento “Gubbio Rigenera” è stato illustrato dall’assessore Spartaco Capannelli nell’ultimo Consiglio comunale. Media Video lo pubblica integralmente per permettere a tutti di conoscere nel dettaglio quanto è in programma per Padule e per altre 10 frazioni.
Un documento che definisce le linee strategiche per la rigenerazione urbana e territoriale del Comune. Si tratta di un vero e proprio “progetto di territorio” che individua tre grandi ambiti di intervento – aree produttive, percorsi storici e frazioni. – per un investimento complessivo che supera i 3 milioni di euro (stima preliminare riferita agli interventi pilota).
Scorri in fondo all’articolo per consultare e scaricare il documento integrale sul progetto “Gubbio Rigenera”.
In sintesi, l’obiettivo è quello di non espandere la città, ma “curarla”: riqualificare spazi esistenti, migliorare la qualità della vita e ricostruire comunità, partendo soprattutto dalle frazioni, troppo a lungo rimaste ai margini della pianificazione.
Dieci progetti per dieci frazioni
La sezione numero 3 del documento è dedicata agli spazi pubblici nelle frazioni: l’idea è quella di individuare dieci interventi in dieci frazioni, puntando su piazze, aree verdi, corti e spazi di aggregazione da rigenerare o creare ex novo.
Le frazioni coinvolte nel sistema territoriale eugubino sono numerose, tra cui:
Belvedere, Biscina, Branca, Burano, Camporeggiano, Carbonesca, Casamorcia-Raggio, Cipolleto, Colonnata, Colpalombo, Ferratelle, Loreto, Mocaiana, Monteleto, Monteluiano, Nogna, Padule, Ponte d’Assi, Raggio, San Benedetto Vecchio, San Marco, San Martino in Colle, Santa Cristina, Scritto, Semonte, Spada, Torre Calzolari.
Tra queste, saranno selezionati dieci ambiti pilota, con progetti mirati che potranno riguardare:
- riqualificazione di piazze e spazi pubblici;
- recupero di aree verdi e giardini;
- creazione di luoghi di incontro e socialità;
- riuso di spazi dismessi o sottoutilizzati;
- gestione condivisa tra cittadini e Comune.
L’approccio è fortemente partecipativo: saranno infatti coinvolti cittadini, associazioni e realtà locali in un percorso di co-progettazione. L’idea di fondo è semplice ma ambiziosa: anche piccoli interventi, se condivisi, possono diventare motori di comunità e contrastare isolamento e declino demografico restituendo centralità alla vita quotidiana delle frazioni.
Non a caso il documento sottolinea come proprio nelle frazioni lo spazio pubblico sia fondamentale per mantenere viva la socialità quotidiana, soprattutto in territori dove i servizi sono ridotti e la popolazione tende a diminuire. ,
Padule, da zona industriale a modello sostenibile
Un focus importante è dedicato all’area industriale di Padule, individuata come ambito pilota per la riconversione ecologica delle aree produttive.
Qui il progetto è più strutturato e ambizioso: si punta a trasformare una zona nata negli anni del boom industriale – oggi caratterizzata da crescita disordinata, scarsa qualità urbana e criticità ambientali – in una Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (APEA).
Oggi Padule conta oltre 80 imprese e circa 900 addetti, ma presenta diverse criticità:
- viabilità poco sicura e carenza di marciapiedi;
- illuminazione inefficiente;
- scarsa presenza di verde e forte impermeabilizzazione dei suoli;
- difficoltà di accesso pedonale e ciclabile;
- frammentazione urbanistica e scarsa qualità paesaggistica.
Il progetto prevede una trasformazione graduale ma concreta, con azioni su più livelli:
- riorganizzazione della viabilità e miglioramento della sicurezza;
- potenziamento dell’illuminazione e del decoro urbano;
- creazione di percorsi pedonali e ciclabili per collegare l’area alla frazione;
- inserimento di verde strutturale (alberi, siepi, fasce boscate) per migliorare microclima e paesaggio;
- gestione sostenibile delle acque e riduzione delle superfici impermeabili;
- sviluppo di un modello di governance pubblico-privata tra imprese e Comune.
L’obiettivo è trasformare Padule da “barriera” a cerniera ecologica, capace di dialogare con il territorio e con il sistema naturale circostante. Non solo: il modello APEA punta anche a creare vantaggi economici per le imprese, attraverso condivisione di energia, gestione degli scarti e miglioramento del rating ambientale.
Il progetto partirà con uno studio di fattibilità e con primi interventi “pilota”, ad esempio lungo via Valdarno, per dare segnali concreti di cambiamento già nella fase iniziale.
Una strada -paesaggio
Il secondo ambito riguarda la valorizzazione della direttrice Gubbio–Perugia (SR298), oggi declassata dopo la realizzazione della nuova SS318.
L’idea è trasformare questa strada da asse di traffico a “strada-paesaggio”, puntando su:
- mobilità lenta (cicloturismo e cammini);
- valorizzazione dei borghi e dei beni storici;
- creazione di punti di sosta e servizi;
- rilancio delle economie locali.
Anche in questo caso, il progetto sarà sviluppato attraverso un masterplan e un percorso partecipativo, con l’obiettivo di trasformare una criticità (la perdita di traffico) in opportunità turistica
Un progetto strategico, aperto e progressivo
“Gubbio Rigenera” non è un piano operativo immediato, ma un documento di indirizzo: definisce visione, priorità e metodo, lasciando poi alla programmazione futura la realizzazione degli interventi.
Il filo conduttore è chiaro: rigenerare significa ricucire territorio, ambiente e comunità, superando la logica delle espansioni e puntando sulla qualità dell’esistente.
Clicca qui per leggere e scaricare il documento integrale del progetto “Gubbio Rigenera”.

