“Gratuità e gratitudine” sono le parole che suor Daniela sceglie per fare un bilancio di questi 25 anni. Questa domenica, 26 aprile, alle ore 18.30, nella chiesa di San Francesco, il vescovo Luciano Paolucci Bedini presiederà la messa di ringraziamento per il giubileo di professione religiosa della fondatrice delle Sorelle del Piccolo Testamento di san Francesco.
Non è difficile riuscire a incrociare per le vie di Gubbio suor Daniela e le sue altre tre Sorelle, che si muovono come api operose nella comunità. Ancor meno difficile è riuscire a fare amicizia con lei e con loro, che non si negano mai all’altro e che, anche se s’impegnassero a mantenere una posa a braccia conserte, dal volto sorridente continuerebbero a emanare una luce accogliente.
A guidare le scelte di vita e quelle religiose di suor Daniela Cancilla, infatti, è stato proprio quel credere fermamente nel valore di una vita semplice e vicina alle persone.
La sua esperienza comincia nel 1998, con l’ingresso nella Fraternità delle Sorelle minori di san Francesco, dove fa la formazione iniziale e nell’aprile del 2001 emette i primi voti, quelli di cui ora ricorre il venticinquesimo anno.
Nell’agosto del 2003 la comunità si trasferisce a Gubbio, all’eremo di sant’Ambrogio ma nel 2005 suor Daniela e la consorella suor Francesca, iniziano un tempo di discernimento, proprio animate dal desiderio di una vita francescana meno strutturata e più vicina al prossimo. Il vescovo dell’epoca, Mario Ceccobelli, le accompagna in questo cammino al quale, nel frattempo, si aggiunge suor Agnese.
“Questa fase di discernimento si conclude nel dicembre del 2006, quando il vescovo Mario ci approva una forma di vita che abbiamo scritto in forma sperimentale. Nel dicembre del 2006 nasce la fraternità delle sorelle del Piccolo Testamento di san Francesco. Il Piccolo Testamento viene scelto proprio perché ci è sembrata una sintesi precisa, puntuale, di quello che è il carisma francescano“, racconta suor Daniela.
Il percorso prosegue e il cammino viene tracciato seguendo i tre punti del Piccolo Testamento di san Francesco. Nell’aprile del 2008, quando suor Daniela emette i voti perpetui a Favara, in Sicilia, nella sua chiesa madre, inizia ufficialmente il cammino della fraternità.
A suor Daniela e suor Francesca, oltre a suor Agnese, si aggiungerà nel 2012 anche suor Alessandra.
“Abbiamo vissuto l’esperienza di accogliere diverse ragazze che poi hanno trovato la loro strada e il loro percorso, quindi siamo in quattro e che il Signore ci benedica e ci custodisca. Io ho messo un ‘sì’ piccolo, limitato, anche un po’ inconsapevole e incosciente 25 anni fa e in cambio ho avuto la possibilità, l’opportunità di scoprire una vita meravigliosa sulle orme di Francesco, veramente la vita più bella che il Signore mi avrebbe potuto donare, una vita di fraternità, di condivisione, di annuncio del Vangelo, una vita di gratuità e di gratitudine“.
Guardandosi indietro, suor Daniela Cancilla vede con emozione tanto di guadagnato e niente di abbandonato con rimpianto. Neanche se le si nomina, con una provocazione scherzosa, la sua grande passione, il calcio: “ha rappresentato per me una bella parentesi adolescenziale che mi ha portato poi fino al convento, mi ha accompagnato fino alla domenica prima di entrare in convento“, racconta. “Però, il mio cuore non è mai stato orientato verso la scelta del professionismo, per me era un gioco che mi ha insegnato tanto, mi ha insegnato la condivisione, l’amicizia, la fraternità, cose che poi mi sono servite per i passi futuri“.
È con due parole che suor Daniela sente di poter rappresentare il bilancio di questi primi 25 anni: “Gratuità e gratitudine. Queste sono le due parole che hanno la capacità di sintetizzare questi 25 anni, la gratuità di quello che ho ricevuto, perché veramente il Signore mi ha riempito di doni, di esperienze, di opportunità, di incontri, di amicizie, veramente a mai finire, e gratitudine perché sento proprio nel cuore questo grazie quotidiano che nasce e si alimenta ogni volta che vivo un’esperienza, che conosco qualcosa di nuovo, che faccio esperienza anche di Dio, della sua parola in un modo nuovo. La sintesi, il bilancio si può fare con queste due parole che sono veramente il cardine del mio rapporto con Dio in questo quarto di secolo.”

