HomeGubbio25 aprile: ricordiamo due giovani eugubini vittime della follia della guerra

25 aprile: ricordiamo due giovani eugubini vittime della follia della guerra

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Pubblichiamo un articolo di Massimo Bei che ricorda due giovani eugubini che persero la vita durante il secondo conflitto mondiale. Gubbio, 24 novembre 1965, l’abbraccio della città al soldato tornato dal deserto: il sacrificio e il ricordo di Teso Matteucci. Luigi Bellucci, Purissimo Figlio del Popolo. Il giovane partigiano che “salvò l’Eucarestia”, ucciso dai militari dell’esercito nazista. I due giovani sono ricordati insieme ad altri da una lapide all’interno della chiesa “dei Muratori”. Sono accomunati anche dall’essere figli dei capitani dei Ceri 1927.


Una lapide nella chiesa di San Francesco della Pace detta “dei Muratori”, commemora la memoria dei caduti durante la Seconda guerra mondiale, appartenenti allo storico sodalizio. Caduti civili vittime della rappresaglia dei Quaranta Martiri e caduti militari, morti per vicende di guerra. Tra questi caduti figura Teso Matteucci, muratore, disegnatore edile e geniere, la cui vita si è spezzata nel 1943 in un campo di prigionia inglese in Nord Africa, lontano dalla sua città e dai suoi affetti. La giovane vittima era figlio di Ciro Matteucci, primo capitano dei Ceri nel 1927 e lasciava sua moglie Ubaldina Rosati e i figli: Teresa, Ciro e Carla.


Dopo oltre vent’anni di attesa, il 24 novembre 1965, i resti del giovane militare eugubino tornarono finalmente in città. Gubbio si fermò per accogliere quel figlio ritrovato con una cerimonia solenne. Il corteo, aperto da un picchetto d’onore di soldati, partì da Piazza Quaranta Martiri, luogo simbolo del dolore cittadino, per risalire via della Repubblica. Un cammino lento e solenne tra le vie del centro, culminato nella chiesa di San Francesco dove venne celebrata la Santa Messa.


A officiare il rito fu Mons. Origene Rogari, le cui parole sono state in parte trascritte dai familiari per preservarne il ricordo. Nell’omelia, il prelato rievocò i teatri di guerra dove tanti eugubini hanno perso la vita: “dalle lande nevose, ai deserti riarsi, dalle aspre montagne, ai Mari insidiosi”.
“È così ritornato anche lui vicino ai suoi cari, alla vedova, ai suoi orfani,” sottolineò Mons. Rogari, “quasi per ricomporre in pace la famiglia che la morte disgregò e che un mare crudele divise per oltre vent’anni.”
In quell’occasione, la comunità ha inaugurato la lampada votiva dedicata ai Caduti di tutte le guerre. Tra i documenti dell’epoca, una fotografia all’interno della chiesa è particolarmente commovente: ritrae Ubaldo, il fratello di Teso, che stringe tra le braccia la piccola bara avvolta nel Tricolore.
Altre fotografie custodite dalla famiglia, ritraggono il giovane volto di Teso in divisa e i momenti del corteo cittadino del 1965. Si aggiungono al ricordo cartaceo voluto dalla famiglia per la celebrazione, il cui testo rimanda alla giovinezza, al lavoro, all’onestà e alla passione per la vita di Teso.
Il marmo della lapide presso la chiesa di San Francesco della Pace, documenta anche il sacrificio di Luigi Bellucci, caduto a soli 19 anni sotto il fuoco tedesco. Prima di imbracciare il fucile per la Resistenza, Luigi era già un protagonista della vita eugubina. Nel biennio 1942-1943, con il mondo sconvolto dal secondo conflitto mondiale, la Festa dei Ceri non si era fermata, pur ridimensionata: erano stati i Ceri Mezzani a solcare le vie della città. In quelle edizioni di speranza, Luigi Bellucci aveva guidato il Cero di Sant’Ubaldo come Capodieci. Luigi era figlio del Secondo capitano 1927, Giuseppe Bellucci.


Dopo l’8 settembre 1943, la scelta di campo fu netta: la macchia, con i partigiani della Brigata San Faustino. È qui che la cronaca della guerra si tinge di leggenda e spiritualità.
Il 7 maggio 1944, i nazifascisti misero a ferro e fuoco la frazione di Morena, distruggendo la chiesa e la canonica. Mentre le fiamme divoravano l’edificio, alcune donne del luogo imploravano aiuto per salvare il Santissimo Sacramento. Fu Bellucci, con lo slancio della sua giovinezza, a sfidare l’incendio: si lanciò tra le fiamme, recuperò la pisside con le ostie consacrate e la consegnò, sana e salva, nelle mani di un parroco vicino. Un atto di coraggio che Mons. Carlo Spaziani e Torquato Sergenti hanno consegnato alla storia nei loro scritti sulla Resistenza locale.
Il destino del giovane partigiano si compì meno di due mesi dopo. Il 5 luglio 1944, in località San Biagio di Pietralunga, Luigi si offrì di scortare alcuni militari inglesi che da Pietralunga avrebbero dovuto tornare al comando alleato a Umbertide dopo un’ispezione. Il gruppo venne intercettato da una colonna tedesca. Nello scontro a fuoco che ne seguì, Bellucci perse la vita. Aveva appena 19 anni.


I funerali si tennero in una Gubbio ferita ma orgogliosa il 10 agosto 1944. In quell’occasione, un manifesto della Tipografia Eugubina lo definì con un’espressione che ancora oggi commuove: “Purissimo figlio del popolo”.
Oggi, il nome di Luigi Bellucci è commemorato anche dalla toponomastica cittadina. La sua storia partigiana è documentata nel Museo delle Memorie della Resistenza di Pietralunga, dove i ruolini della Brigata San Faustino lo vedono schierato accanto al fratello Ubaldo.
Gubbio continua a onorare quel ragazzo che fu capace di tenere alta la stanga del Cero e, con la stessa fermezza, di proteggere i valori e la fede della sua gente nel momento più buio della storia d’Italia.

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