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Dati Istat e censimenti degli ultimi 160 anni: calo demografico, famiglie più piccole, eugubini che partono e quasi 2.000 stranieri

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Inizia da qui un filone di approfondimento che Media Video News vuole dedicare ai cambiamenti demografici che il Comune di Gubbio e la sua popolazione stanno registrando e testimoniando, attraverso una carrellata di “fotografie” numeriche e percentuali.

Partiamo da lontano, da oltre 160 anni di storia fino ai dati più aggiornati disponibili al 1° gennaio 2025: la popolazione cala, sia quella complessiva sia quella straniera. Si muore più di quanto si nasce e le famiglie risultano sempre meno numerose, spesso composte da una sola persona. Il flusso migratorio tra chi lascia il Comune e chi lo sceglie invece testimonia che Gubbio piace e molto spesso si torna a sceglierla come casa.

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I censimenti dal 1861 al 2021: dal ’51 al ’61 perse 4.445 unità e al 2021 oltre 6.600
I dati dei censimenti decennali raccontano con grande chiarezza l’evoluzione demografica di Gubbio negli ultimi 160 anni. Dall’Unità d’Italia in poi la popolazione cresce in modo costante per quasi un secolo, passando dai 21.686 abitanti del 1861 fino al massimo storico del 1951, quando si raggiungono i 37.302 residenti.

Il primo vero punto di rottura arriva subito dopo: nel censimento del 1961 si registra un calo drastico di 4.445 eugubini, pari a -11,9%, uno dei più significativi dell’intera serie storica, che riporta la popolazione sotto quota 33 mila abitanti. Un passaggio legato anche ai fenomeni migratori del dopoguerra.

Da quel momento si apre una fase completamente diversa, caratterizzata da un’alternanza di piccoli recuperi e nuove flessioni, fino al censimento permanente del 2021 che fotografa un nuovo calo importante: -5,5%, con 30.650 residenti, il dato più negativo dopo quello del 1961.

Statistiche annuali: nel 2024 si scende a 30.308 abitanti. Famiglie più piccole, aumentano i single
Con il passaggio al censimento permanente, Istat ha affinato i propri strumenti: dal 2018 i dati sono aggiornati con cadenza annuale e permettono una lettura più puntuale del fenomeno.

Le rilevazioni più recenti indicano che al 31 dicembre 2024 la popolazione si attesta a 30.308 residenti facendo registrare quasi 7 mila eugubini in meno da quell’ormai lontanissimo 1951.

Altro dato altrettanto interessante è quello che riguarda la struttura delle famiglie. Mentre la popolazione complessiva diminuisce, il numero dei nuclei familiari resta stabile e negli ultimi anni torna persino a crescere leggermente. Allo stesso tempo, però, si riduce in modo costante il numero medio di componenti per famiglia, passato da circa 2,6 nei primi anni Duemila a poco più di 2,2 nel 2024.

Un segnale evidente di trasformazione sociale che potrebbe spiegarsi con meno abitanti, ma più famiglie composte da poche persone, spesso single o nuclei ridotti. In altre parole, la città non si svuota soltanto, ma cambia profondamente struttura, con un progressivo invecchiamento della popolazione e una diminuzione delle famiglie numerose.

Si muore più di quanto si nasce
Il quadro che emerge dai dati demografici è netto: a Gubbio si nasce sempre meno e si muore sempre di più. Il saldo naturale è costantemente negativo e negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre più rilevanti.

Se nei primi anni Duemila il divario tra nati e morti oscillava tra le 50 e le 100 unità annue, con nascite ancora vicine alle 300, il progressivo calo delle nascite e l’aumento dei decessi hanno ampliato questo squilibrio. Il punto più critico si registra nel 2020, quando il saldo naturale tocca quota -211, il valore peggiore dell’intera serie, anche per effetto della pandemia.

Negli anni successivi il dato resta stabilmente elevato, con perdite comprese tra le 170 e le 180 unità annue. Nel 2024, a fronte di circa 170 nascite e oltre 340 decessi, Gubbio perde ancora 175 residenti per dinamica naturale, confermando uno squilibrio strutturale tra nuove generazioni e popolazione anziana.

In calo anche gli stranieri: il 6,3% della popolazione totale
Nel quadro generale del calo demografico rientra anche la componente straniera. Se nel 2024 la popolazione complessiva è scesa a 30.308 residenti, al 1° gennaio 2025 i cittadini stranieri risultano 1.916, pari al 6,3% del totale.

Si tratta di una quota contenuta ma significativa, soprattutto perché negli anni ha avuto un ruolo di parziale riequilibrio. La popolazione straniera, infatti, è cresciuta costantemente nei primi anni Duemila, passando dalle 951 unità del 2003 fino al picco di 2.382 residenti nel 2011. Da quel momento è iniziata una fase di progressivo ridimensionamento, con una perdita complessiva di oltre 460 unità.

Anche questo dato conferma come il calo della popolazione non riguardi solo gli italiani, ma interessi ormai l’intera comunità residente.

Il movimento migratorio: una leva che compensa il calo naturale
Accanto al saldo naturale negativo, il movimento migratorio rappresenta una delle variabili più importanti per comprendere l’andamento della popolazione. I dati raccontano chi viene o torna a vivere a Gubbio da altri comuni o dall’estero e chi prende la decisione opposta: una dinamica articolata che in alcuni periodi riesce a compensare il calo naturale.

Solo in 6 anni di quelli presi a riferimento il saldo è stato negativo, cioè più persone che hanno abbandonato la città di quante ne siano arrivate.

Nel complesso, quindi, il movimento migratorio continua a svolgere un ruolo di compensazione: pur con oscillazioni nel tempo, contribuisce a contenere il calo della popolazione dovuto al saldo naturale negativo, senza però riuscire a invertire del tutto la tendenza.

La denatalità l’urgenza sulla quale intervenire
Se si mettono insieme i dati su nascite, decessi e movimenti della popolazione emerge con chiarezza la dinamica che sta alla base del calo demografico di Gubbio. Il saldo naturale – cioè la differenza tra nati e morti – è negativo in tutti gli anni analizzati e rappresenta il fattore principale della diminuzione degli abitanti: si muore costantemente più di quanto si nasca, con un divario che negli ultimi anni ha superato anche le 200 unità annue.

Il saldo migratorio invece – ovvero la differenza tra le persone che si trasferiscono a Gubbio e quelle che se ne vanno, sia verso altri comuni italiani sia verso l’estero – mostra un andamento più variabile riuscendo, seppur solo in parte, a compensare il calo demografico.

Nel complesso, quindi, il movimento migratorio non è la causa del declino demografico, ma una variabile che può attenuarlo o accentuarlo nel breve periodo; il fenomeno specifico del calo della popolazione straniera rientra in questa chiave di lettura e a questo dedicheremo uno specifico focus.  

Il vero nodo resta dunque il saldo naturale, che continua a spingere verso il basso il numero degli abitanti: questo significa che ogni anno Gubbio perde popolazione perché si muore più di quanto si nasca, e questo rappresenta il fattore strutturale del declino.

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