Erano gli anni ’70: “Pretore, metta giù la forchetta! Un ceraiolo va processato per direttissima!”. L’aneddoto raccontato dal giudice Sergio Matteini Chiari, fra giustizia e solidarietà ceraiola. Protagonista anche l’avvocato Giorgio Gini, del quale quest’anno ricorrono 30 anni dalla scomparsa.
Il giorno dei Ceri è un giorno molto particolare, nel quale certamente non mancano anche eccessi e comportamenti qualche volta sopra le righe. Vogliamo ricordare un episodio accaduto il 15 maggio dei primi anni Settanta. A raccontarcelo uno dei protagonisti, il dottor Sergio Matteini Chiari, giudice e per tanti anni alla guida della pretura di Gubbio. Il pretore era allora un giudice unico monocratico di primo grado, che amministrava la giustizia per controversie minori sia in ambito civile che penale.

“Era forse la Festa dei Ceri 1973 o 1974. Ci eravamo da poco accomodati alla tavola bona – ci racconta Matteini Chiari – e avevo accanto a me mia moglie e il procuratore generale della Repubblica di Perugia, dottor De Franciscis.
Avevamo appena iniziato il pranzo, quando arriva il maresciallo dei carabinieri e mi comunica che una persona era stata appena arrestata per oltraggio a pubblico ufficiale. Mi disse che l’uomo si trovava nella cella di sicurezza della caserma, allora posta in via Perugina”.
L’uomo andava processato per direttissima e quindi Matteini Chiari si attiva per cercare il cancelliere e due avvocati che potessero fungere l’uno da difensore d’ufficio e l’altro da pubblico ministero.
Il fatto era accaduto in piazza 40 Martiri poco dopo l’alzata dei ceri. Un ceraiolo di San Giorgio rimessosi alla guida della sua automobile per tornare a casa, preso dalla fretta era passato col rosso al semaforo che regolava il traffico all’incrocio con via Perugina. Subito fermato da una pattuglia di carabinieri presente sul posto, aveva protestato con il maresciallo che lo stava multando, dicendo “Ma oggi è il giorno dei ceri!”. Di fronte alla irremovibilità del militare, l’uomo gli aveva lanciato un biglietto da diecimila lire. Il maresciallo, dato che il fatto era avvenuto in presenza di tante persone che stavano transitando dopo l’alzata, aveva deciso per l’arresto immediato con l’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale.
Come difensore d’ufficio venne rintracciato l’avvocato Giancarlo Baldinelli, mentre l’avvocato Giorgio Gini (di cui quest’anno ricorre il trentesimo dalla scomparsa) sarebbe stato il pubblico ministero. Gli uffici della pretura erano allora al terzo piano dell’edificio che ospita ancora oggi la banca MPS, con ingresso in via Gioia. Sia Baldinelli che Gini si presentarono ovviamente in divisa da ceraioli santantoniari.

“L’imputato si scusò subito e ammise il fatto”, racconta ancora Matteini Chiari. “Ma scattò subito tra tutti una solidarietà ceraiola. Il PM, avvocato Gini chiese il minimo della pena, l’avvocato difensore non aveva argomenti per chiedere l’assoluzione e io al volo condannai l’imputato alla pena di 4 mesi (era il minimo), pena sospesa e disposi l’immediata messa in libertà dell’imputato. Subito dopo tornai alla tavola bona e arrivai alla sala dell’Arengo per il dolce. Con quella sentenza veloce avevamo ridato stima al maresciallo dei carabinieri per l’oltraggio subito, ma soprattutto evitato al ceraiolo di finire in carcere il giorno dei Ceri”.
L’epilogo della vicenda accadde più di trent’anni dopo. “Stavo passeggiando in via Galeotti – racconta ancora Matteini Chiari – e incrociai una persona che quando fu davanti a me mi disse ‘Io mi ricordo di lei e di quel giorno nel quale tanti anni fa mi salvò’. Rimasi un po’ sorpreso e dissi: ‘Ma è quel fatto…?’. ‘Sì’ rispose lui.
Mi ringraziò per essere stato condannato ma anche per essere stato graziato e rimesso in libertà”.

