Stringi, stringi, possiamo dire che ieri un gruppo di adulti ha barattato la gioia dei più giovani con la propria smania di potere: è stata tolta ai ragazzi la possibilità di festeggiare, scaricare l’adrenalina, godersi il compimento della loro Festa girando nel chiostro col cero sulle spalle. Pensando di colpire gli altri, hanno punito se stessi.
Una parola che potrebbe forse descrivere l’epilogo della Corsa dei Ceri mezzani di ieri è: disappunto. Su più fronti.
Se disappunto vuol dire delusione, a tratti con una punta di stizza e fastidio, possiamo ragionevolmente associare questa parola alle emozioni che i ragazzi del cero di Sant’Ubaldo avranno provato sulla scalinata della Basilica. È ovvio e comprensibile.
Anche l’apprendere che sulla scalea e dentro al chiostro ci sono generalmente appostati dei plotoni pronti ad attivare l’operazione “Emergenza portone” potrebbe suscitare disappunto.
Sembra, infatti, che nel chiostro siano presenti delle persone più che adulte, diciamo in piena “ceropausa”, che in casi come questo vanno subito verso il santo, lo smontano rapidamente ed entrano in chiesa. A quel punto, non conta più neanche sapere come la pensa chi è davanti, lato cavija: ti si parano davanti delle persone che ti dicono “ma che alzate il cero, che manca il santo!?” e non rimane altro da fare che scavijarlo.
In tanti, infatti, dicono di aver letto disappunto sui volti di tanti ragazzi in camicia gialla.
Fotografi e videomaker professionisti in un caso del genere hanno ovviamente focalizzato gli obiettivi soprattutto sui Capodieci di tutti e tre i ceri, accorgendosi solo all’ultimo momento (con disappunto, pure loro) che il cero di Sant’Ubaldo stava entrando in Basilica senza fermarsi a festeggiare nel chiostro insieme agli altri. Immagini che possano raccontare quanto accaduto nel chiostro, comunque, ci sono ma vanno maneggiate con cura: il rischio di tirare in ballo chi era lì solo per festeggiare è troppo alto. Tuttavia, sembra che determinati piani simil militari non siano un mistero e sicuramente ci sarà, fra le componenti della Festa, chi ha il polso della situazione.
Disappunto anche per don Mirko Orsini, che al microfono ha detto: “Quello che mi ero preparato, è saltato tutto! Per favore, ricordatevi dove siamo. […] La Festa dei Ceri è per Sant’Ubaldo”.
C’è evidentemente un equivoco nell’animo di qualcuno, che interpreta quest’ultima frase come: “la Festa dei Ceri è per IL CERO DI Sant’Ubaldo”, autorizzandosi a un comportamento sgraziato e prepotente, alla “il pallone è mio e il gol non vale”. Ma i ceri, se privati dell’animo del popolo e del senso profondo della Festa (che non si esaurisce nella Corsa), sono soltanto tre buzzi di legno che suonano a vuoto, tre macchine che fanno un bel rally in salita.
Durante la diretta di TRG e AranciaLive, qualcuno in studio ha detto “zitti zitti, chiotti chiotti, sono entrati. Forse hanno paura di festeggiare con gli altri”. La considerazione non è per nulla banale e racconta bene l’immatura incapacità di alcuni di convivere con l’altro, che porta le persone all’esasperazione dell’agonismo e all’agire scomposto di chi sente lesa la propria maestà.
Alla fine, San Giorgio e Sant’Antonio sono rimasti a lungo a girare nel chiostro ma c’è da dire che anche attorno a loro il colpo d’occhio non è stato quello colorato di tanti ragazzi in divisa da ceraioli ma quello di molti adulti che, con la scusa dell’affezione al cero o dell’accompagnare figli, nipoti e giovani hanno finito per appropriarsi di un momento che non gli appartiene.
“La Festa dei Ceri è una festa di popolo”, si dice sempre e sembra vero anche nella capacità che ha di fare da specchio alla società di quel dato momento. Si fa un gran parlare della crisi della figura del padre, ci si interroga su dove siano gli adulti, quelle guide capaci di accompagnare i più giovani senza cannibalizzarli e sostituirsi a loro e anche la Festa dei Ceri soffre questa stessa crisi, è fisiologico.
Se ne parla solo all’approssimarsi dei ceri piccoli, quando diventa esteriore e palese la presenza di genitori ingombranti, che con le loro ombre lunghe soffocano i bambini e deviano la corsa. Tuttavia, “i più grandi” influiscono anche sulle dinamiche dei ceri grandi e dei mezzani, anche se in modi più discreti, talvolta anche subdoli, stando nascosti dietro al dito di un sostegno che si vuole spacciare come offerto ma spesso è imposto.
Se è vero che la Festa e la vita sono speculari, interroghiamoci anche su quale messaggio diamo ai più giovani quando ci mostriamo smaniosi di vivere non al loro fianco ma mischiati a loro, apparendo frustrati come se avviarsi verso la seconda parte della vita significhi soltanto perdere qualcosa. Dice che stiamo crescendo generazioni di ragazzi spaventati dalla vita: e chi mai vorrebbe crescere, se gli adulti che hai al fianco sgomitano per stare nel tuo tempo?
Comunque, il popolo eugubino sembra sempre più unanime. Ormai la maggioranza delle persone, anche in camicia gialla, concorda nell’idea che sia insensato, anacronistico e vuoto nel senso il fatto che il cero di Sant’Ubaldo, dopo aver chiuso il portone e festeggiato da solo nel chiostro, non lasci poi entrare San Giorgio e Sant’Antonio per un tributo corale al Patrono, percepito da tutti come il più adeguato sugello alla Festa.
Dopo ieri sera, poi, i cittadini sembrano ancora più determinati: il disappunto ha lasciato il posto a un senso di profonda tristezza per quanto accaduto nel chiostro.
Ormai le componenti della Festa dei Ceri e le istituzioni non possono più fare finta di niente. I buoni padri mettano confini e si dimostrino saggi, togliendo le redini della Festa dalle mani di un esiguo manipolo di uomini e restituendola al popolo.

