HomeGubbio40 Martiri: tra disinformati e “rinfocolatori”

40 Martiri: tra disinformati e “rinfocolatori”

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Dopo anni di (apparente) calma e (apparente) pacificazione, l’82° anniversario dell’eccidio dei 40 Martiri sta lasciando sul terreno nuove ma soprattutto vecchie polemiche tra alcuni eugubini. Lo spunto è stato offerto da un post facebook di Leonardo Cecchi, ex social media manager  e vice responsabile comunicazione del PD, pubblicato ieri sul suo seguitissimo profilo social.

Il post è dedicato a Giovanni Zizolfi, una delle 40 persone uccise per rappresaglia all’alba del 22 giugno 1944. Il post di Cecchi è però pieno di inesattezze e imprecisioni relative a Zizolfi ma anche in generale alla strage. Questo post è stato condiviso e commentato da ogni parte d’Italia ma anche da tanti eugubini, molti dei quali hanno purtroppo colto l’occasione per uscire dal seminato e rilanciare (per l’ennesima volta) teorie e racconti sulle responsabilità della rappresaglia, facendo anche nomi e spesso fuori luogo. Ma andiamo con ordine.

“Giovanni Zizolfi – scrive Cecchi – eroe sconosciuto, fece finta di essere umbro, di Gubbio. Era un ragazzo siciliano, in realtà. Ma se l’avesse detto i tedeschi non l’avrebbero preso. Perché come rappresaglia per due tedeschi morti proprio a Gubbio, i nazisti volevano uccidere quaranta egubini”. Soprassediamo su egubini che passiamo come refuso: non è quello l’argomento che ci interessa. Cecchi prosegue entrando ancora più nel dettaglio della vicenda di Zizolfi che, dice, “preferì non rivelare la sua origine, quando venne rastrellato. Se l’avesse fatto, un’altra persona sarebbe stata uccisa al suo posto. E Giovanni, carabiniere, era un bravo ragazzo e voleva invece il contrario: che ammazzassero lui al posto di tutti gli altri. Provò per questo ad addossarsi la colpa di quell’attentato, ma non riuscì a convincere l’ufficiale tedesco”. Qui c’è una serie di informazioni che Cecchi potrebbe aver appreso dal libro “Giovanni Zizolfi, il sacrificio dimenticato”, scritto da Alessandro Zizolfi, il nipote del giovane carabiniere ucciso a Gubbio. Tutte queste notizie, riportate nel libro non sono e non possono essere dimostrate. Al momento, non esistono infatti documenti relativi agli interrogatori farsa cui vennero sottoposti gli ostaggi rastrellati. Quindi non sappiamo nulla di come andarono le cose all’interno dell’Edificio Scolastico di via Roma nella giornata del 21 giugno 1944. Sappiamo soltanto che la maggior parte dei 40 fucilati appartengono (guarda caso) a famiglie certamente non vicine al regime fascista e sappiamo che a fine giornata non tutti i rastrellati erano stati sottoposti a interrogatorio e che a un certo punto i soldati tedeschi fecero mettere in fila per due i prigionieri e contarono fino a dieci. Queste venti persone furono spostate ai piani superiori e poi fucilate la mattina seguente, gli altri invece scavarono la fossa dell’esecuzione. Quindi non sappiamo se Giovanni Zizolfi venne interrogato e non rivelò la sua origine, come si ipotizza nel libro, oppure se finì tra gli ultimi venti prigionieri destinati alla fucilazione e scelti solo dal caso. Non sappiamo neanche se Zizolfi si addossò la colpa dell’attentato per salvare tutti gli altri. Secondo alcune testimonianze l’unico ad aver gridato la sua colpevolezza fu Marino Paoletti, poco prima che i mitra entrassero in azione, quando però era ormai troppo tardi. Paoletti, infermiere trentenne, faceva effettivamente parte del terzetto che entrò nel caffè Nafissi e fece fuoco sui due ufficiali tedeschi.

Non è vero infine che i nazisti, aiutati peraltro da fascisti locali traditori dei loro stessi concittadini (con i quali forse avevano preso anche il cero), avrebbero scartato i non eugubini: tra i 40, oltre a Zizolfi ci sono Gino Farabi, impiegato di banca, residente a Pieve di Compresseto (Gualdo Tadino) e i fratelli Franco e Luigi Moretti la cui famiglia era di origine eugubina ma entrambi nati a Foligno e residenti a Terni, dove il loro padre faceva il ferroviere.

In conclusione due considerazioni: la prima riguardo all’autore del post, Leonardo Cecchi, che ha una laurea magistrale in Storia e Società e quindi conosce bene l’importanza dei documenti, ma che in questo caso si è invece lasciato prendere dal sentimento per una vicenda così tragica e però troppo romanzata dal libro di Alessandro Zizolfi. La seconda considerazione è per gli eugubini che più o meno in buona fede hanno scritto messaggi di commento al post di cui sopra: è importante esercitare sempre lo spirito critico perché un “utente verificato” con la spunta blu non è sempre evidentemente garanzia di accuratezza e la responsabilità civile rimane sempre quella di ogni singolo cittadino. Quelli in mala fede sono invece i “rinfocolatori” che approfittano di ogni 22 giugno per ribadire le proprie evidenti e indifendibili posizioni politiche e che con i loro scritti, dettati da inutile odio oltre che da disinformazione, riaccendono le polveri piriche e fanno tornare indietro di anni nel difficile percorso di guarigione da una ferita così grave e profonda. È proprio grazie a questi ultimi che la ferita non si rimargina mai.

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