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Esce il libro “Più credito per tutti?”
con l’eugubino Leonardo Nafissi
e il perugino Stefano Cocchieri tra i curatori

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Presentato in Banca d’Italia a Milano e in Senato a Roma

Ci sono la mano e le competenze dell’eugubino Leonardo Nafissi e del perugino Stefano Cocchieri, insieme ad Alessandro Messina, nelle pagine di un libro che affronta un aspetto centrale della democrazia finanziaria in Italia, fondamentale per lo sviluppo economico e per favorire l’occupazione: il rapporto tra le piccole imprese e il sistema bancario. Il volume “Più credito per tutti? Vent’anni dal Fondo di Garanzia delle Pmi, tra passato, crisi Covid e futuro” è pubblicato da Ecra – Edizioni del Credito Cooperativo.
Leonardo Nafissi, già direttore nazionale della federazione dei Confidi, i consorzi che si occupano di garanzie per facilitare l’accesso delle imprese ai finanziamenti bancari, è consulente su finanza alternativa (Fintech), oltre che credito per le Pmi e per gli stessi Confidi. Stefano Cocchieri, giornalista ed ex responsabile finanza agevolata Unicredit, si occupa di consulenze per banche e associazioni. Hanno curato il libro insieme ad Alessandro Messina, ex direttore generale di Banca Etica, esperto di finanza etica, di impatto e sostenibilità per Avanzi Spa.

Le pagine di “Più credito per tutti?” prendono le mosse dalla constatazione, spesso dimenticata dalla politica e dalle istituzioni, del ruolo determinante che le micro (fino a 9 addetti) e piccole imprese (fino a 50 addetti) e i professionisti svolgono per il sistema economico italiano. Risulta infatti che queste imprese rappresentano non soltanto il 99,4% del numero totale delle attività in Italia, ma anche i due terzi dell’occupazione e la metà del valore aggiunto prodotto. A questo riguardo nella prima parte si analizza l’evoluzione del sistema bancario e del credito all’economia, in forte contrazione dal 2011 in avanti, con una trasformazione del modello di banca non sempre idonea e rispondente alle esigenze di questa dimensione di impresa.
Il libro analizza poi il ruolo del Fondo di garanzia delle Pmi, istituito con la legge 662 del 1996 per aiutare le imprese e i professionisti a ottenere finanziamenti in banca, garantendo la loro solvibilità, insieme ai Confidi. Il fondo, infatti, è il principale strumento pubblico ideato per aiutare le imprese e i liberi professionisti nell’accesso al credito e soprattutto negli ultimi dieci anni, tra crisi finanziaria del 2012 e pandemia Covid del 2019, insieme a Confidi, il Fondo di garanzia ha svolto un ruolo fondamentale per favorire l’operatività delle piccole e medie imprese.
Un ruolo decisivo nella politica economica italiana per questo straordinario strumento, che ha impegnato decine di miliardi di risorse pubbliche soprattutto negli ultimi tre anni a partire dalla crisi Covid. Il libro cerca di analizzare se queste risorse siano state realmente impiegate al servizio delle imprese o piuttosto a favore del sistema bancario, che ha indubbiamente supportato il credito alle Pmi in questa fase di gravissima crisi. Riporta infine alcune proposte affinché la garanzia dello Stato continui a essere al servizio dello sviluppo economico, dell’inclusione finanziaria, del sostegno alle imprese più vulnerabili, ottimizzando l’impiego delle risorse pubbliche e di quelle private dei Confidi e delle imprese nel sistema della garanzia per l’accesso al credito.
“Il libro affronta una questione cruciale per il futuro dell’economia italiana – scrive nella prefazione Franco Bassanini, più volte ministro e sottosegretario -, quella del finanziamento di quella ampia e determinante parte del nostro sistema produttivo che è rappresentata dal complesso delle Pmi. Non è l’unica questione cruciale, certamente. Ma è una di quelle decisive. Da come, superata la crisi, essa verrà risolta a regime, dipende in buona parte la possibilità per l’Italia di recuperare e mantenere nel tempo un ritmo di crescita sufficiente a sostenere la competitività dell’economia, l’occupazione e la coesione sociale del paese”.
Dopo l’anteprima di dicembre nella sede di Milano della Banca d’Italia, il volume è stato presentato nelle settimane scorse nella Sala Capitolare del Senato della Repubblica a Roma, alla presenza di numerosi esponenti del mondo politico e di protagonisti di primo piano della finanza e del sistema bancario italiano. Tra questi, il senatore Marco Croatti della commissione Finanze del Senato, il senatore Antonio Misiani, vicepresidente della commissione Bilancio del Senato, l’onorevole Marco Osnato, presidente della commissione Finanze della Camera; alcuni coautori del volume come Sergio Gatti, direttore generale Federcasse – Federazione italiana Banche di Credito cooperativo Casse rurali e artigiane, Rosario Caputo, presidente Federconfidi – Federazione tra i consorzi di garanzia collettiva fidi, Salvatore Zecchini, chair of Oecd Group on Smes’ financing, Fabio Petri presidente di Artigiancredito; e poi Giovanni Sabatini, direttore generale di Abi – Associazione bancaria italiana, Gianmarco Dotta, presidente Assoconfidi, Giuseppe Bronzino, dirigente generale della Dgiai – Direzione generale per gli incentivi alle imprese del ministero delle Imprese e Made in Italy, Fausta Bergamotto, sottosegretaria allo stesso ministero.
“Il mondo delle piccole imprese – sottolinea Leonardo Nafissi – rappresenta l’ossatura principale del sistema economico italiano. C’è pertanto bisogno di politiche mirate per queste imprese e un reale supporto nell’accesso al credito, anche attraverso le garanzie pubbliche del Fondo Pmi e private dei Confidi, com’è positivamente accaduto nella crisi Covid: ne va della democrazia finanziaria del nostro Paese. Le micro imprese fino a nove addetti ricevono infatti meno credito, a tassi più elevati, solo per la loro limitata dimensione, indipendentemente dalla qualità e dal merito. È quindi doveroso interrogarsi, tra gli altri, su due temi fondamentali: da un lato se le ingenti risorse pubbliche messe a disposizione siano state impiegate in modo efficiente a favore delle imprese stesse, dall’altro se questa impostazione del sistema bancario, sempre più orientata alla concentrazione spinta, sia la strada giusta per finanziare il tessuto produttivo italiano, composto appunto quasi esclusivamente da aziende di piccola dimensione”.
“Dalla sua ideazione sono passati ormai oltre 20 anni – precisa Stefano Cocchieri – e di anno in anno il Fondo ha sempre aumentato la sua importanza e il suo contributo all’accesso al credito. Prima con l’apporto dei soli Confidi e poi con le banche che hanno dato a questo strumento una spinta per il migliore utilizzo delle garanzie pubbliche che, proprio nel periodo pandemico hanno rappresentato un vero e proprio strumento di politica industriale, con il Governo che ha utilizzato il moltiplicatore del Fondo di garanzia per dotare le imprese di liquidità aggiuntiva, evitando che le banche potessero in qualche modo avviare un pericolosissimo credit crunch. Adesso con la chiusura dei quadri temporanei si apre una nuova stagione in cui il Fondo dovrà operare soprattutto per aiutare le imprese più fragili e nella nostra regione c’è sicuramente da lavorare”.

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