I lavori finanziati dal Ministero della Cultura. Qualche preoccupazione sul cosa fare in caso di scoperte importanti, per evitare di modificare profondamente lo skyline medievale della città
L’area del teatro Romano di Gubbio sta per essere coinvolta in una massiccia campagna di scavi finanziati dal Ministero della Cultura con l’interessamento diretto del ministro Alessandro Giuli. Ormai da tempo si parla delle sorprese che potrebbe riservare il vasto spazio verde che sta a valle del teatro Romano e in particolare un quadriportico che sembrerebbe evidenziarsi a seguito di indagini geofisiche.
Gli studi sono stati condotti da Ilaria Venanzoni, direttrice del teatro Romano e Antiquarium di Gubbio e dall’archeologa Laura Cerri e sono stati illustrati in un interessante articolo apparso nel 2024 sul periodico di settore “Archeo”. In ultimo, lo studio è stato presentato nuovamente lo scorso mese di luglio in occasione della “Festa delle Tavole Eugubine”.
Queste nuove ricerche erano state possibili grazie a un altro finanziamento ottenuto dal Ministero della Cultura (Direzione generale Musei, per il triennio 2022-2024). Adesso, dopo un incontro che il sindaco di Gubbio, Vittorio Fiorucci, ha ottenuto nei giorni scorsi direttamente col ministro Giuli (che potrebbe presenziare alla cerimonia di accensione dell’Albero di Natale del monte Ingino il prossimo 7 dicembre), si è sbloccato il finanziamento (di alcuni milioni di euro) e in tempi brevi potrebbero prendere il via i lavori di scavo che dovrebbero iniziare dalla zona posta alle spalle e a ridosso del teatro, dove secondo lo studio si troverebbero i resti di un quadriportico.

“La metodologia utilizzata in prevalenza nel corso delle prospezioni geofisiche – avevano spiegato Cerri e Venanzoni – è stata la magnetometria, grazie alla quale è stato possibile ricostruire gran parte della planimetria della città romana. Le indagini hanno chiaramente definito la pianta e la disposizione del nucleo urbano che presenta un’urbanistica di tipo ortogonale con isolati di forma rettangolare (70 x 35 m circa), in particolare nel settore a sud del teatro”.
Sicuramente si tratterebbe di un grande lavoro di scavo, probabilmente mai fatto in precedenza con queste caratteristiche, ma che ha già messo un po’ in allarme alcuni studiosi e appassionati di storia locale. “Ma se venissero scoperti resti importanti in quella zona come verrebbero trattati?” è in sostanza la domanda che ci si pone. Ovvero, di fronte a scoperte importanti si deciderebbe di ricoprire tutto oppure si sceglierebbe di valorizzare tali scoperte e l’unico modo sarebbe quello di proteggerle con strutture simili a quelle già realizzate pochi anni fa nell’area della Guastuglia? In questo secondo caso non ci sono problemi, anzi le strutture che proteggono la “domus del Banchetto” sono certamente molto più belle del retro dei palazzi che si affacciano su via Matteotti. Invece nel caso del teatro Romano tali strutture andrebbero a modificare sostanzialmente lo skyline medievale della città nell’unico luogo della cintura urbana storica rimasto pressoché intatto.

