Una mezza cattedrale nel deserto. Mezza non per dimensioni ma soltanto perché è destinata a rimanere a metà.
Al momento la variante alla statale 219 Pian d’Assino non ha la minima speranza di essere completata almeno nei prossimi 10-15 anni. Forse mai. Perché la Pian d’Assino non è e non sarà mai tra le strade di interesse nazionale. I lavori procedono regolarmente nel tratto tra Mocaiana e il bivio per Pietralunga.


Lavori che costano una montagna di soldi per realizzare un tratto di poco più di 3 chilometri che, insieme ai lavori per il metadonodotto, sta tra l’altro devastando l’unica parte di pianura eugubina rimasta abbastanza ben conservata (basta vedere le foto aeree relative a prima dell’inizio dei lavori e confrontarle con quelle attuali). Tutto questo non per fare un’autostrada o quantomeno una superstrada, ma per proseguire una strada a due corsie della quale dopo l’apertura della Perugia-Ancona non c’è alcun bisogno e che soprattutto ha già dimostrato ampiamente quanto sia pericolosa. Il traffico nel tratto Gubbio Ovest-Montecorona è diminuito sensibilmente dal 2016 in qua. Chi la percorre con frequenza da qualche lustro lo nota benissimo.

Quei soldi potevano, anzi dovevano essere destinati ad altro, per esempio al raddoppio del tratto compreso tra Gubbio Ovest (l’immissione verso la Contessa) e Branca, quello sì mediamente interessato da una mole di traffico notevole e costante in tutte le ore della giornata, che in alcune fasce orarie diventa problematico.
Nel frattempo rispuntano anche fantomatici progetti per una “nuova Contessa” da realizzare a fondovalle e quindi quasi tutta in galleria: anche questi ovviamente irrealizzabili, perché costano centinaia di milioni di euro. Sognare non costa nulla, spesso porta consenso ma non porta risultati.

