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Il Monastero di Betlemme “Madonna del Deserto” di Gubbio ha aperto per la prima volta ai visitatori

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Le sorelle del Monastero “Madonna del Deserto”, in località Pisciano di Gubbio, nell’ultima domenica di giugno hanno aperto per la prima volta le porte dell’eremo ai visitatori. Tante persone e tante famiglie hanno potuto visitare i luoghi della clausura e scoprire la routine della vita monastica.

Il silenzio sublima la preghiera, la solitudine e la comunione fraterna si intrecciano: le monache di Betlemme vivono in clausura ma l’architettura semplice del monastero vede una serie di celle in sequenza, quasi una dentro l’altra, che esprimono un senso di comunità e prossimità.

Durante la settimana, le monache trascorrono il tempo ognuna nella propria cella, riunendosi soltanto per due momenti di preghiera. I visitatori hanno potuto visitare la chiesa e accedere a una parte della zona di clausura, per osservare dove le monache vivono, dormono, pregano, studiano e lavorano. L’altra zona, delimitata da un portone, è quella dove risiedono le sorelle che, per un periodo più o meno lungo, vivono in una ancor più stretta solitudine.

Lunghi corridoi dritti e archi concentrici creano una prospettiva affascinante e descrivono il perimetro di un chiostro che ospita al centro una grande croce. Le porte delle celle affacciano su questi corridoi e, dal lato opposto, un’altra serie di archi lascia filtrare la luce.
Pietra e legno, come anche all’interno delle celle. All’entrata la zona dell’Ave Maria, dove è collocata una piccola statua che raffigura la Madonna, “perché “questo non è il nostro pied-à-terre, ma un luogo che ci ospita e ogni volta che entriamo recitiamo una preghiera”, spiega una delle sorelle che accompagna le visite guidate.
Un letto, un piccolo tavolo dove vengono consumati i pasti, l’area in cui si prega e quella in cui viene dedicata un’ora di tempo allo studio.

Le monache dedicano tempo anche al lavoro e questo può essere svolto sempre nella propria cella o può richiedere di abbandonarla temporaneamente, per recarsi per esempio alla zona del biscottificio.
E’ proprio la produzione di biscotti, rinomati per la loro qualità, l’attività principale delle sorelle ma non solo: durante la visita guidata è stato possibile vedere all’opera nella propria cella due di loro, una dedita alla scultura e l’altra alla riproduzione di icone sacre.
La prima, stava lavorando a una piccola statua raffigurante la Madonna di Ravenna, la stessa che appare su un bassorilievo presente accanto all’altare della Basilica di Sant’Ubaldo. L’altra, ha mostrato ai visitatori gli attrezzi del mestiere, i colori, le tavole di legno e i disegni preparatori di figure dai volti lievemente ingentiliti e resi più morbidi dalla mano di una sorella altrettanto gentile e accogliente.

Dalla sala del refettorio e del Capitolo, la vista sul chiostro

Le monache di Betlemme non trascorrono l’intera settimana in solitudine, ma il sabato e la domenica si riuniscono nel Capitolo, pranzano insieme al refettorio e trascorrono momenti piacevoli cantando e suonando strumenti diversi, portando ognuna la cultura del proprio paese d’origine. Le sorelle poi passeggiano insieme nella natura, momento nel quale è possibile dialogare fra loro.

Il silenzio è una regola e se durante la settimana ci si incontra, transitando per le varie aree del monastero, si accenna semplicemente un saluto. Tuttavia, per tutti noi spesso parlare non è forse un riflesso spontaneo, oltre che una tentazione? “Il silenzio è una scelta di fede che rinnoviamo ogni istante”, spiega una monaca. Allo stesso modo, anche la fede esercitata e tradotta in questa scelta di vita: come la fedeltà sponsale, va coltivata e i voti rinnovati nel tempo.

Le visite guidate si sono concluse con la possibilità di ritrovarsi, ospiti e monache insieme, nell’area ristoro, dove poter proseguire con un momento di confronto.
Nella stessa area, dove altre sorelle dipingevano all’aperto, sono stati esposti per l’acquisto i prodotti artigianali frutto del lavoro dei due monasteri umbri, quello maschile dell’Eremo Monte Corona e quello della Madonna del Deserto: biscotti, marmellate e confetture, icone sacre, piccole scatole in legno dipinte a mano, statue, stoviglie, candele e incensi.

Area ristoro ed esposizione prodotti artigianali

Il Monastero “Madonna del Deserto” è aperto all’ospitalità, per chi desidera ritirarsi in preghiera o per chi voglia offrire il proprio aiuto.

La Famiglia monastica di Betlemme dell’Assunzione della Vergine Maria e di San Bruno

“La Famiglia monastica di Betlemme è nata il 1° novembre 1950 in piazza San Pietro a Roma nel momento in cui il Papa Pio XII proclamava il dogma dell’Assunzione della Vergine Maria elevata in corpo e anima nella Gloria della Santissima Trinità, nascosta per sempre con Cristo in Dio. In quell’occasione, alcuni pellegrini sentirono la chiamata a impegnarsi affinché nella Chiesa nascesse una nuova comunità, la cui vocazione fosse quella di partecipare alla vita della Madre di Dio, presente nel cuore della Trinità, in una vita di adorazione del Padre in spirito e verità.”

Dalla brochure della Famiglia monastica di Betlemme dell’Assunzione della Vergine Maria e di San Bruno

La Famiglia, eretta di diritto pontificio nel 1998 nei suoi due rami, maschile e femminile, conta 28 monasteri di monache e 3 di monaci, in 14 Paesi. In Italia, gli unici due presenti monasteri sono entrambi in Umbria.

Foto tratta da Avvenire.it al link https://www.avvenire.it/attualita/pagine/monache-betlemme-gubbio-biscotti-campomaggiore

Nel 1981 la comunità viene inizialmente accolta all’Eremo di Monte Corona, nella diocesi di Perugia, all’epoca ridotto a un rudere abbandonato. Dopo nove anni di permanenza, le monache di Betlemme hanno lasciato l’Eremo ai confratelli, che hanno proseguito i lavori di ristrutturazione iniziati insieme prima.

E’ quindi nel 1990 che le Monache vengono accolte nella diocesi di Gubbio e iniziano a costruire con fatica e duro lavoro il monastero “Madonna del Deserto”, sulle colline sopra Camporeggiano, dove c’erano soltanto una vecchia scuola e una chiesa dedicata a san Giovanni Battista, entrambe in rovina.

“La nuova sfida era grande, ma grazie all’accoglienza fraterna della diocesi e all’aiuto di tanti volontari, amici e benefattori venuti da ogni parte d’Italia, è stato possibile costruire poco a poco il monastero. Un vero miracolo della Provvidenza che prosegue ancora oggi la sua opera.”

Le monache di Betlemme

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