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Palio di Siena | Il video racconto di un pomeriggio di attesa, fiato sospeso e gioia nella vincitrice Contrada dell’Onda

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Capita di trovarsi per caso nel cuore dell’Onda.
Per caso, in questo caso, vuol dire guardare il cielo terso sopra i tetti di Gubbio e pensare che sì, oggi sicuramente a Siena si corre. A quel punto, per caso significa scambiarsi un’occhiata e capirsi al volo.
E’ una partenza azzardata, dato che la lancetta corta dell’orologio è già posizionata oltre il numero quattro, ma accettando il rischio di non riuscire a entrare in tempo in Piazza del Campo, la macchina in quattro e quattr’otto è in moto.
E’ il 4 luglio e dopo due rinvii per maltempo, il Palio di Siena si correrà con mezz’ora di anticipo rispetto all’orario canonico del 2 luglio, con ingresso in piazza consentito fino alle 18 e 40.
Vada come vada, sarà comunque una bella passeggiata.

Capita, a quel punto, di non trovare traffico da Gubbio a Siena. Solo un piccolo intoppo all’altezza di Ponte San Giovanni a Perugia ma quello si sa.
Arriviamo. E’ tardi ma possiamo farcela.
Il parcheggio coperto “Il Campo” di Siena è completo.
“Ma sei sicura?”
“C’è scritto: completo! In rosso, lì.”
“E perché Piano -2 è illuminato in verde, allora?”
“Perché si può transitare per uscire.”
“Dici? Proviamo.”
Si scende giù ruotando a cavatappi, come attraversando un paio di gironi danteschi, fino agli inferi del parcheggio.
Capita, allora, che una famiglia di turisti stranieri biondissimi decida di rinunciare al Palio. Oppure, sono stanchi. Oppure, avevano già previsto di spostarsi, non so, a Firenze. Oppure, vogliono andare a cena in qualche agriturismo fuori città o andare a fotografare al tramonto una stradina sterrata bordata dai cipressi, per metterla su Instagram e fornire agli amici prove pesanti a conferma del viaggio in Toscana.
Fatto sta che una delle teste bionde ci fa un cenno inequivocabile, interpretabile in tutto il mondo come un “sì, stiamo andando via”.
Si spengono i motori, si afferra l’indispensabile e si va verso l’ascensore. Compare un uomo, in bermuda e scarpe da corsa. “Ma l’avete chiamato? Perché ‘un arriva!?”
“Anche lei vuole provare a entrare in Piazza…”
Io, ci entro sicuro.”
Ci guarda con un sorrisetto beffardo.
Saliamo, il signore anche lui ritardatario sta per forzare le porte dell’ascensore con un piede di porco quando queste finalmente si aprono. Ci saluta rapidamente, assume una posizione aerodinamica e dopo pochi secondi ci ha già seminato.

“Ora, è tutta discesa!”
Letteralmente, per fortuna. Perché sono quasi le 18 e 30 e una salita potrebbe compromettere definitivamente il piano, già approssimativo, di arrivare in Piazza del Campo in tempo.

Un’occhiata veloce a una chiesa che compare sulla sinistra, senza smettere di camminare. Gli occhi registrano la presenza di una piccola fontana lì accanto e notano che l’arco sotto al quale dobbiamo passare incornicia la Torre del Mangia, che si vede in lontananza.
Scivoliamo giù per una via, incontrando sempre più persone con la stessa meta. Procediamo insieme al gruppo che si infoltisce, come una palla di neve che si ingrossa mentre rotola giù per il fianco di un monte.
“Siamo nella Contrada dell’Onda.”
E’ vero, si notano le bandiere azzurre e bianche ai lati della strada. Passiamo di fronte a quello che sembra un gruppo di contradaioli che si è riunito per guardare insieme il Palio. Stanno tirando fuori delle sedie e una televisione.

La curiosità deve cedere alla fretta e proseguiamo.
A pochi metri dalla destinazione, la via è sbarrata dalle forze dell’ordine quindi giriamo a destra e saliamo su verso Piazza del Campo.
Mancano esattamente tre minuti alle 18 e 40. In debito d’ossigeno, proviamo ad accelerare ulteriormente il passo.
E’ fatta, ecco il punto d’accesso alla piazza.
Svoltiamo leggermente a sinistra, dove inizia un’altra salita e scorgiamo altri agenti delle forze dell’ordine a presidio dell’ingresso.
E’ fatta davvero!
Ci guardano, sorridendo quasi con tenerezza. Noi sorridiamo di rimando. Sicuramente hanno capito, empatizzano con la soddisfazione di essere riusciti ad arrivare in tempo.
“I bambini sotto i 10 anni non possono entrare…”
Mi ricordo del signore beffardo dell’ascensore: “Io, ci entro sicuro.”
“Ma è piccola, è dentro al marsupio.”
“Ci dispiace tanto, non si può – il sorriso tenero è per la piccola che abbiamo in braccio – per ragioni di sicurezza.”

Schivata la tentazione di dire “te l’avevo detto”, un rapido brainstorming per calcolare il piano b. Decidiamo di tornare indietro, verso la Contrada dell’Onda, ché lì c’erano delle sedie e un appoggio per la merenda della bimba.
“Te lo avevo detto!”
La tentazione è stata troppo forte.
Ora è tutta salita, ma solo letteralmente. E’ stato divertente.

Siamo di nuovo vicino al gruppo, ormai numeroso, di persone radunate di fronte al televisore, tutti col fazzoletto azzurro e bianco legato (puntato!)1 al collo. Sono quasi le 19 e i cavalli stanno per entrare in Piazza del Campo.
Non vogliamo essere invadenti, sono chiare la delicatezza e l’emozione del momento.
Veniamo accolti con gentilezza e decidiamo di fermarci.

Il resto, è tutto in questo racconto senza voci estranee fuori campo.

Ci sono dentro i luoghi della Contrada, quelli che avevamo sfiorato con gli occhi quando, col fiatone, correvamo verso Piazza del Campo e che poi abbiamo avuto l’onore di vivere per qualche momento insieme al popolo contradaiolo.
L’Arco di Sant’Agata, la Chiesa di San Giuseppe con accanto la Fontanina, dove avviene il “battesimo” laico dei piccoli ogni anno, via Duprè e il Chiesino: i luoghi dell’Onda, la contrada del cielo e del mare.
Cara Onda, “la vittoria che al fine t’ha arriso, paga il cuore della lunga ansietà”!

  1. Per gli amici senesi, se qualcuno dovesse capitare qui per caso: anche a Gubbio, in un giorno speciale, le persone legano al collo un fazzoletto. Si dice che è puntato davanti! E’ rosso per tutti e ogni 15 maggio pende sul petto di ceraioli e ceraiole. ↩︎

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