Ospitiamo un interessante analisi di Giorgio Fondacci sulla Pinacoteca di Palazzo dei Consoli e sui dati confrontati con quelli delle analoghe istituzioni museali della provincia. Ne emerge un quadro per alcuni aspetti sorprendente e che merita di essere ulteriormente approfondito.
C’è un’Umbria che corre, macina record e si scopre locomotiva turistica, e poi c’è Gubbio, che improvvisamente frena fino quasi a fermarsi, ma che dentro il suo palazzo più bello nasconde un tesoro capace di sfidare la crisi, un “gioiello di famiglia” oggi al centro di una delicata partita politica. Incrociando le statistiche dell’Osservatorio Regionale sul Turismo con i bilanci comunali e le rendicontazioni dei principali poli museali civici della Provincia di Perugia, emerge una profonda contraddizione che porta a riflettere sull’assoluta centralità culturale, turistica, sociale ed economica del Museo Civico di Palazzo dei Consoli.
I numeri tracciano un quadro molto chiaro. Nei primi otto mesi del 2026 il movimento turistico regionale ha portato i pernottamenti in Umbria a sfiorare i 5,7 milioni (+3,1%) e gli arrivi a superare quota 2,1 milioni, con un aumento del 3,9% sul 2025 e del 17,6% rispetto al 2023. Se la regione cresce, Gubbio segna invece il passo. Guardando al secondo trimestre del 2026, mentre l’Umbria ha superato i 2,3 milioni di presenze (+2,5% su un 2025 già molto positivo), nello stesso periodo gli arrivi in città sono scesi del 4,4%, portando in terreno negativo (-0,4%) anche le presenze complessive. Un calo che conferma le preoccupazioni espresse quotidianamente da albergatori e commercianti. In questo scenario di generale difficoltà spicca però il risultato del Museo Civico di Palazzo dei Consoli, che dimostra la reale capacità attrattiva del patrimonio cittadino. Chiusa la fase dei cantieri per la ripavimentazione di Piazza Grande, che aveva inevitabilmente ridotto gli ingressi a circa 36.500 nel 2023 e a 41.500 nel 2024 dopo i 46.300 del 2022, il 2025 si è chiuso con 48.500 biglietti staccati. Rapportando questi 48.500 ingressi ai flussi ufficiali registrati nel 2025 dall’Osservatorio sul Turismo della Regione Umbria per Gubbio (121.314 arrivi e 273.021 presenze), si ottiene una proporzione pari al 39,98% degli arrivi. In pratica, il principale polo museale cittadino registra quasi 40 ingressi ogni 100 turisti arrivati in città, un volume equivalente a 2 visitatori su 5 rispetto a chi pernotta nelle strutture ricettive comunali, a conferma di quanto il Palazzo traini sia il turismo stanziale sia quello giornaliero.
Il peso di questo risultato è ancora più evidente se confrontato con il resto della provincia di Perugia, prendendo come riferimento per gli altri musei civici i dati pubblicati più prossimi al 2026. Escludendo un polo fuori scala per dinamiche turistiche come Assisi, che nei primi dieci mesi del 2024 ha superato i 100.000 ingressi, a fronte degli 84.000 dell’intero 2023[1], Palazzo dei Consoli registra un’affluenza superiore a quella di Palazzo della Penna a Perugia (26.000 visitatori nel 2025[2]), mentre non risultano disponibili i dati relativi agli altri siti del circuito civico perugino, quali il Complesso templare di San Bevignate, la Cappella di San Severo e l’Ex Fatebenefratelli. Il museo eugubino doppia invece il Museo di Palazzo Trinci a Foligno (23.783 ingressi a bilancio nel 2024 e 24.857 nel 2023[3]), supera l’intera rete civica di Spoleto stimata in 25.000 presenze annue, dove i cicli espositivi di Palazzo Collicola segnano circa 4.000 visitatori a trimestre[4], e stacca nettamente la Pinacoteca di Città di Castello, Palazzo Vitelli alla Cannoniera, circa 10.000 ingressi[5].
Di fronte a un museo con questi numeri, il problema diventa allora di natura gestionale: com’è possibile che una realtà così solida finisca per generare perdite pesanti per le casse pubbliche? L’esempio più evidente è quello della mostra “Francesco e Frate Lupo”, allestita nella Sala dell’Arengo tra settembre 2025 e aprile 2026. A ricostruire i conti dell’operazione è stato lo stesso amministratore unico della partecipata comunale Gubbio Cultura e Multiservizi S.r.l., Angelo Linci, durante il Consiglio Comunale del 13 ottobre 2026. Dai dati riferiti in aula è emerso che per quell’esposizione la società pubblica ha incassato appena 12.000 euro. Gli introiti della biglietteria andavano infatti direttamente a OPERA, la società privata incaricata della gestione della mostra, che riconosceva al museo soltanto il 10% dell’incasso. Con costi a carico del pubblico pari a 35.000 euro per il solo 2025, il passivo complessivo dell’operazione è stato stimato in 80.000 euro. È legittimo chiedersi quali scelte contrattuali abbiano portato il Comune ad accettare condizioni così penalizzanti, riuscendo a chiudere in forte perdita persino un evento dedicato a San Francesco, proprio a Gubbio e nel pieno delle celebrazioni francescane per l’VIII centenario della morte del santo Serafico (1226–2026).
Questa vicenda solleva interrogativi ancora più seri se proiettata sui progetti in corso per i prossimi mesi. In via Lucarelli, negli spazi dell’ex Archivio Comunale accanto agli Arconi di via Baldassini, stanno infatti procedendo i lavori per il nuovo museo dedicato alle Tavole Eugubine. Si tratta di un investimento da 1,4 milioni di euro interamente finanziato con risorse pubbliche: 700mila euro di fondi europei (POR FESR Regione Umbria) e 700mila euro stanziati dal Comune di Gubbio. A questo si aggiunge la candidatura ufficiale delle sette lastre bronzee, presentata nel novembre 2025, al registro internazionale UNESCO “Memory of the World”, riconoscimento che auspichiamo tutti noi sia dovuto a uno dei più importanti testi rituali dell’antichità e fonte primaria per la conoscenza della lingua degli antichi Umbri. Se la candidatura andrà a buon fine, il riconoscimento UNESCO garantirà una visibilità internazionale capace di far crescere ulteriormente gli ingressi e l’interesse scientifico verso la città. Nel 1456 il Comune di Gubbio acquistò le Tavole proprio per sottrarle ai privati, compiendo uno dei primi atti di tutela pubblica del patrimonio storico; oggi, a quasi sei secoli di distanza, quella scelta rischia di essere smentita nei fatti. Il timore è che le difficoltà finanziarie della partecipata Gubbio Cultura, aggravate proprio da gestioni in perdita come quella della mostra francescana, vengano utilizzate come argomento per affidare i servizi museali all’esterno. Un polo culturale con quasi cinquantamila visitatori annui e con la prospettiva del marchio UNESCO rappresenta infatti un’occasione molto redditizia per qualsiasi operatore del settore. Se l’amministrazione guidata dal sindaco Fiorucci dovesse imboccare la strada dell’esternalizzazione, un gestore privato si ritroverebbe a incassare i proventi di uno spazio museale nuovo, realizzato interamente con denaro pubblico e dal ritorno economico sicuro, senza aver sostenuto alcun rischio d’impresa.
Il destino turistico e culturale di una città si decide nelle scelte di chi la governa. Trattare Palazzo dei Consoli e il patrimonio eugubino come un peso di cui disfarsi, anziché come il vero motore culturale, sociale ed economico del territorio, significherebbe scaricare sui cittadini e sui lavoratori della partecipata il conto delle perdite passate, consegnando invece ai privati profitti certi. Con le prospettive di crescita già delineate e i conti destinati a tornare in attivo, quegli incassi dovrebbero restare nelle casse del Comune a beneficio di tutta la comunità: siamo davvero disposti a dirottare questi futuri ricavi verso interessi privati?
[1] Per Assisi, il dato si basa sulla rendicontazione ufficiale del Comune e del concessionario Opera Laboratori Fiorentini S.p.A., diffusa con il comunicato dell’8 novembre 2024 e ripresa dalla stampa locale (Assisi Oggi) e dal Bilancio di Sostenibilità della società.
[2] Coletti S., Palazzo della Penna I numeri delle meraviglie, in «La Nazione», 25 febbraio 2026.
[3] Delibera di Giunta Comunale di Foligno n. 345 del 23/06/2025.
[4] I dati della rete comunale, gestita da Maggioli Cultura e Turismo, provengono dai canali ufficiali comunicato istituzionale del 15/04/2025, e indicano una media di circa 4.000 visitatori a trimestre per le mostre temporanee di Palazzo Collicola.
[5] Dati dalla Delibera di Giunta Comunale di Città di Castello n. 258 del 02/12/2024.

