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La prima domenica di maggio di trent’anni fa, Ayrton Senna e i Ceri tornati in città

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Ci sono dei fatti così importanti, dei quali tutti abbiamo un ricordo talmente nitido e scolpito nella memoria da ricordare dove ci trovavamo nel momento in cui ne siamo venuti a conoscenza. Di alcuni è addirittura sufficiente soltanto nominare la data per abbinarci immediatamente cosa accadde: 11 settembre 2001, l’attacco alle Torri Gemelle di New York.
Ma questo vale per tanti altri avvenimenti entrati direttamente nella storia nel momento stesso del loro svolgersi, senza passare dalla cronaca: la caduta del muro di Berlino, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.
Fatte le dovute proporzioni di importanza, questo meccanismo della memoria vale anche per avvenimenti di sport, per esempio una finale della coppa del mondo di calcio. Di altri non ricordiamo la data, ma sono così fissati nell’immaginario collettivo da accendere subito la lampadina della nostra memoria al solo nominarli: lo scambio di borraccia tra Coppi e Bartali al Tour de France.
La stessa cosa accade per l’incidente mortale di Ayrton Senna nel Gran Premio di Imola, il primo maggio 1994. Sono passati trent’anni, ma è ancora nitido il ricordo di questo grande campione, entrato quel giorno nel mito. Non solo chi è appassionato di sport e di automobilismo in particolare, ma probabilmente molti altri ricordano cosa stessero facendo nel momento in cui vennero a conoscenza di quanto accaduto alla curva del Tamburello durante il settimo giro del GP di San Marino.
A Gubbio, quel giorno era un giorno un po’ particolare: essendo la prima domenica di maggio, al mattino i Ceri erano scesi dalla Basilica in città e nelle prime ore del pomeriggio eugubini ed eugubine trascorrevano momenti di allegria nelle taverne. Il mio ricordo è legato alla taverna di San Giorgio che quell’anno, solo quell’anno, era stata ricavata in splendidi locali lungo via del Camignano all’Abbondanza. Subito dopo l’incidente, ricordo che alcuni che lo avevano visto in diretta tv lo raccontarono e subito in molti corremmo verso uno dei bar di piazza San Martino. Ricordo la folla che si era radunata davanti ai televisori con lo sguardo attonito di fronte alle immagini dei soccorsi allo sfortunato pilota brasiliano che, rimasto gravemente ferito dal piantone dello sterzo della sua Williams, morì alle 18,40 di quello stesso giorno all’ospedale Maggiore di Bologna.

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