Dopo l’analisi di Giorgio Fondacci sulla Pinacoteca di Palazzo dei Consoli da noi pubblicata due giorni fa, abbiamo ricevuto la risposta degli uffici comunali che si occupano di cultura con una dettagliata controanalisi e la presa di posizione dell’assessora Paola Salciarini in chiusura.
Di fronte alle recenti dichiarazioni riguardanti il Museo Civico e la gestione dei servizi espositivi non si può tacere. È tuttavia doveroso fare chiarezza partendo dai dati reali e lasciando da parte opinioni fallaci o letture parziali e manipolatorie.
Si riportano di seguito i dati reali dei bilanci della società in-house Gubbio Cultura e Multiservizi relativamente al solo museo civico (2017 – 2025, esclusi gli anni 2020 e 2021 falsati dal Covid):

Come si evince dalla tabella, lo stato di perdita del Museo appare fisiologico, dovuto evidentemente agli alti costi di gestione, in primis quelli per il personale. Ciò è comprensibile e normale. Il museo non è un’attività economica ma un servizio culturale e pubblico per la comunità. Negli anni passati il deficit veniva coperto dagli utili della Farmacia Comunale.
In merito alle tanto attaccate mostre con il co-produttore, come si vede chiaramente dalla tabella, il Museo è in perdita anche negli anni in cui non c’era alcuna mostra co-prodotta (2017, 2019, 2023, 2024). Gli anni in cui il museo ha registrato una minore perdita e il maggior numero di presenze sono stati invece proprio anni in cui il Museo ha proposto mostre coprodotte: il 2018 (mostra Gubbio al tempo di Giotto) e il 2022 (Federico da Montefeltro e Gubbio). Nel caso della mostra del 2022 la percentuale di quota riversata al museo era analoga (12%) a quella della mostra Francesco e Frate Lupo. Si evidenzia poi come nel 2017 e nel 2024, anni in cui si sono registrate importanti perdite, non ci sia stata alcuna mostra con il famigerato co-produttore. Sarebbe poi falso e manipolatorio imputare risultato economico negativo del 2024 al cantiere di Piazza Grande. I lavori della Piazza, infatti sono terminati ad aprile, nel momento in cui inizia la stagione più redditizia per il museo. Le perdite del museo sono quindi strutturali e da ricondurre principalmente agli alti costi di gestione.
- La scelta del co-produttore: grandi eventi e relazioni internazionali
Il Museo Civico è una struttura pubblica che ha all’interno della sua mission la produzione di cultura e ricerca relativamente alle proprie collezioni e al territorio e alle comunità di riferimento. Uno degli strumenti attraverso cui si adempie a tale compito è l’organizzazione di mostre. Quando questa organizzazione comporta il possesso di risorse economiche e strutturali che né il Comune di Gubbio né la società in house di gestione di servizi museali posseggono ed implica rischi di impresa che gli stessi non possono correre, si ricerca un coproduttore tramite le procedure di evidenza pubblica previste dalla normativa.
L’adozione del co-produttore come partner per le grandi mostre ha consentito dal 2018 a oggi al Comune di Gubbio di tornare a realizzare eventi espositivi di livello internazionale, dall’alto profilo scientifico e sempre legati alla storia ed all’identità del nostro territorio. Si tratta di un’azione di ampio respiro che mancava ormai dalla fine del Novecento, un’epoca in cui le condizioni economico-sociali generali erano ben diverse e più favorevoli. Grazie a questa formula, la dote culturale di Gubbio è tornata a collocarsi in contesti di primo piano, favorendo la costruzione di relazioni strategiche fondamentali per la città. Le mostre organizzate sono state ottimamente recensite a livello nazionale ed internazionale, comparendo in numerosi articoli nei quotidiani, nelle riviste e nella stampa specializzata.
Con questa Amministrazione, l’uso della co-produzione ha compiuto un ulteriore salto di qualità, ampliando la rete di sinergie sul territorio. Oltre al Ministero della Cultura (MiC) e alla Diocesi, la collaborazione si è estesa alla Fondazione e al Convento di San Francesco. Con il Comitato Francesco a Gubbio, si è così sperimentato per la prima volta un itinerario culturale eccezionale: con un unico biglietto da 10,00 € è stato possibile visitare una grande mostra e ben 5 luoghi di valore inestimabile (Palazzo dei Consoli, Museo Diocesano, Logge, Chiesa di S. Francesco della Pace e Convento di San Francesco), riscontrando 18263 visitatori.
I risultati numerici parlano chiaro: se nel periodo compreso tra il 9 maggio e il 16 settembre il Museo incassava mediamente 78.064,67 € (media 2023-2025), con il biglietto unico del circuito francescano l’incasso è salito a 91.575,00 €.
2. Trasparenza sui meccanismi economici e la buona pratica del Comune
Descrivere la co-produzione come una “svendita” ai privati, citando unicamente la percentuale sugli incassi a favore del Museo, è un’operazione intellettualmente scorretta e distorsiva della realtà.
I soggetti specializzati (come Civita, Maggioli Cultura, Opera Laboratori) si sono fatti carico di tutti i rischi d’impresa e delle rilevanti spese per prestiti, assicurazioni, trasporti, allestimento e allestimento grafico. Inoltre:
- Garantita la soglia media degli incassi: L’Assessorato e il Servizio Cultura hanno messo in atto la buona pratica di compensare il mancato incasso. Oltre alla percentuale del 10-12% riconosciuta dal privato, il Comune (per il suo museo) e la Diocesi (per il proprio) sono intervenuti direttamente per garantire al gestore la soglia d’incasso media dell’ultimo triennio.
- Gli interventi diretti del 2025: Nel 2025 il Comune di Gubbio è intervenuto con circa 64.460,00 € a favore della Gubbio Cultura a copertura delle dinamiche della mostra, sommandosi alla percentuale garantita dal privato.
- Servizi alla città: Per consentire l’apertura tutti i giorni della Chiesa di S. Francesco della Pace durante le celebrazioni francescane, il Comune ha riconosciuto alla partecipata 12.000,00 €, garantendo un servizio fruibile a residenti e turisti.
I musei civici (non statali) in attivo in tutta Italia si contano letteralmente sulle dita di una sola mano. Salvo pochissime eccezioni legate a flussi turistici mondiali incontrollabili o a modelli di fondazione mista ad altissima affluenza — come la Fondazione Musei Civici di Venezia (MUVE) o Palazzo Vecchio a Firenze — la quasi totalità dei musei comunali del Paese opera in costante deficit strutturale.
Sorprende e rammarica che un’analisi così elementare sia sfuggita proprio a chi si professa storico dell’arte: la cultura non è un mero calcolo matematico da bilancio aziendale, ma un investimento strutturale e a lunga gittata per la crescita e l’attrattività dell’intero territorio.
Ciò premesso, l’Ufficio Cultura e l’Amministrazione hanno comunque agito con estremo rigore finanziario, tutelando costantemente la società partecipata e riequilibrando i bilanci sulla base delle medie storiche degli incassi, garantendole nei fatti il punto di pareggio.
Ciò che risulta del tutto illogico — e persino pretestuoso — è l’inversione di ruoli a cui assistiamo: si pretende davvero che siano gli incassi da biglietteria del Museo Civico a sanare i costi strutturali e gestionali di una società partecipata che non può più contare sui proventi storicamente remunerativi della farmacia in utile o sugli introiti dei parcheggi? Pretendere che la sola cultura sostenga l’intera struttura aziendale della partecipata senza gli strumenti del passato significa ignorare la realtà economica della macchina amministrativa.
Le riflessioni dell’Assessore alla Cultura
“Tornando ai numeri del circuito espositivo Francesco a Gubbio: di fronte a un incasso storicamente attestato a 78.064 € che passa a 91.575 € grazie all’introduzione del biglietto unico, siamo davvero sicuri che la manovra non abbia funzionato?
Perché ci si ostina a raccontare una narrazione di comodo, tacendo sulla buona pratica messa in campo dal Comune per garantire gli incassi medi alle nostre strutture e tutelare i lavoratori della società partecipata?
Per quale motivo si finge di ignorare che, oltre alla percentuale versata dal privato, l’amministrazione è intervenuta direttamente con oltre 57.000 euro nel 2025 per sostenere il sistema museale e con 12.000 euro per garantire l’apertura straordinaria di S. Francesco della Pace?
È corretto giudicare un’operazione culturale ed economica senza considerare che il privato si accolla integralmente costi enormi e rischi d’impresa per trasporti, prestiti e assicurazioni delle opere?
La strada da percorrere è necessariamente quella della rete e di progetti culturali capaci di fare sistema, prendendo da modello virtuoso proprio le iniziative del Comitato Francesco a Gubbio, dove tanti partner istituzionali e privati che ringrazio vivamente hanno mirato insieme al bene culturale comune e non a un interesse di parte.
Le risposte sono nei fatti e nei bilanci. Questa amministrazione continuerà a lavorare con serietà per portare Gubbio al centro dei circuiti espositivi nazionali e internazionali, valorizzando il patrimonio pubblico con responsabilità, trasparenza e visione strategica.

